Ogni logo ha alla base dei valori e delle linee che vogliono comunicare qualcosa di profondo oltre a voler essere di facile memorizzazione. Il mio logo l’ho disegnato personalmente, cercando di includere il più possibile i miei valori, la mia idea di terapia, di cura e di etica e di passione. Nel mio caso l’origine richiama la visione adleriana della terapia, l’importanza della relazione e allo stesso tempo interessando la mia grande passione per l’equitazione si richiama il mito di Chirone. La passione possiamo in taluni casi viverla attraverso il Sè Creativo di Adler, quella condizione unica e soggett generatrice di vita, di energia, di superamento delle difficoltà. Dico sempre che in sella non riesco ad avere pensieri negativi e che il beneficio di una lezione di equitazione genera in me benessere per tutta la settimana, desiderio di ritornare in sella, senso di potenza, vita e libertà, che mi portano ad orientarmi meglio nel mio qui ed ora.
Partiamo dall’inizio PSI la scritta al centro del cerchio. Semplicemente PSICOLOGA SCAGLIA ILENIA, in realtà l’accento si pone sull’intreccio della P con la SI. Questo simboleggia l’importanza della relazione nell’approccio adleriano che oltre ad essere un aspetto centrale, deve essere sigillato da un SI da parte della diade terapeutica. Senza questa alleanza, senza questo doppio consenso non c’è trattamento, poiché l’obiettivo della cura è quello di attraversare un momento particolarmente difficile attraverso lo sperimentare una nuova relazione.
Questa scritta PSI è al centro di un cerchio che non è preciso, non deve esserlo, perché rappresenta la vita di una persona, una vita che può avere avuto fatiche, sofferenze e commesso errori. Questi in particolare sono rappresentati dalle sbavature nella parte sinistra del cerchio, sembrano imbrattare questo cerchio, un po’ come quando commettiamo degli errori e ruminiamo su di essi, o ci si sente in colpa, all’angolo, fallibili ed irrecuperabili…NON è COSI’.
La terapia si compie appunto con l’aiuto di un professionista che ci sa accompagnare e stare accanto in un modo silente, ma anche psicoeducazionale talvolta, sicuramente con ascolto non giudicante e con massimo rispetto per il vissuto e l’aspetto emotivo del paziente.
Ora entra in gioco un doppio simbolo: il cavallo che salta l’ostacolo e il mito di Chirone. Da sempre la mia passione per i cavalli e per il salto ad ostacoli, disciplina che ho riletto come mia personale metafora equestre della terapia adleriana. Così come nella terapia ci si deve fidare di un altro, il terapeuta, dobbiamo appoggiarci ma allo stesso tempo compiere azioni, è una relazione che si instaura, dove possono accadere incomprensioni, rotture che si possono o meno riparare che migliorano o modificano il rapporto, in cosa lo stabiliamo noi, in base ai nostri obiettivi. Deve esserci collaborazione e responsabilità reciproche, non sottomissione e comando. Questo creerebbe dipendenza e danno iatrogeno. Nella terapia adleriana il passato non ci determina , ma ci sostanzia, è rivelatore, per questo motivo dobbiamo averne contezza per mettere in atto le giuste azioni nel presente per raggiungere un futuro soddisfacente e voluto, desiderato. Nel salto ad ostacoli ci si guarda indietro per vedere a che punto si è del percorso, si prende il giusto passo, trotto, galoppo e si guarda la nostra meta il nostro traguardo. Il cavallo seguirà il nostro sguardo.
Nel mentre potremo toccare l’ostacolo, farlo cadere, schivarlo, saltarlo qualcuno diverrà fantino, qualcuno salterà per divertirsi, la cosa importante è che il primo salto determina un cambiamento che via via cristallizza in noi. Si scende cambiati da quel salto, ora sappiamo di poter affrontare mille emozioni insieme e quel dubbio “ce la faremo” ha una risposta! Una carezza al cavallo perché lassù non si era soli. Ecco perché poi la voglia di saltare è irresistibile, perché è la forma più grande di emozione, è come se le mescolasse tutte belle e brutte e ci dicesse che le possiamo vivere e non subire.
E il mito di Chirone? Il Dio Chirone era figlio di Filiria e Crono. Il dio Crono corteggia la ninfa Filiria senza avere consenso, per avere il suo amore si trasforma in un bellissimo destriero. Filiria aspetta un figlio, tuttavia una volta nato vede che Chirone ha delle sembianze mostruose: metà cavallo, metà uomo. Filiria chiede perdono a Zeus per non riuscire ad essere madre di quella creatura e chiede di essere trasformata in un albero. Apollo e Atena crescono Chirone nella saggezza, infatti, a differenza dei satiri (esseri rozzi e ignoranti, oltre che violenti), Chirone era saggio e si occupava della medicina.
Chirone inizia alla medicina Asclepio. Tuttavia un giorno viene ferito da una freccia avvelenata. Quella che sottolinea il logo. Questa freccia procura lui una ferita mortale, ma essendo un dio lui non può morire. Supplica la morte, e trova beneficio e sollievo solo nel curare le ferite degli altri. Questo fa di lui un grande medico molto richiesto. Ma ad un certo punto si accorge che tutto questo è insostenibile e si rivolge a Zeus per chiedere la mortalità. Zeus ritenendolo un riferimento per gli uomini, un esempio e un grande ispiratore di menti brillanti decide di non farlo morire, ma di trasformarlo nella costellazione del Centauro (che si vede nella costellazione a destra nel logo).
Ecco perché il nostro cavallo nel logo può avere questa doppia lettura il salto delle nostre difficoltà ed il loro superamento nell’affido della relazione terapeutica responsabile, così da trasformare eventuali momenti difficili e traumi che nella parte sinistra macchiano il cerchio della nostra esistenza, trasformandole in salti che divengono resilienza, forza e insegnamento non che sestante nella parte sinistra. Un po’ come la locuzione latina “per aspera ad astra”, o come diceva meglio Carotenuto trasformare le “ferite in feritoie”.
Il Dio Chirone rappresenta ancora oggi il dio della medicina, in quanto medico, e anche dio della psicologia, in quanto al momento del bisogno ha saputo chiedere aiuto.
La richiesta di aiuto da parte di un paziente è un passo di forza importante, poiché significa sentirsi bisognosi e accettare di chiedere aiuto non è affatto semplice.
Per questo spero che queste righe ti facciano comprendere che il passo più difficile è questo, se è faticoso lo comprendo e ne ho rispetto, ma spero di ispirarti prima o poi la voglia di provare a saltare anche una barriera a terra, camminando. Il primo passo che faremo insieme se mi contatterai.
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